#4. Vivere creativamente

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“Vivere creativamente” significa affrontare la vita sotto l’aspetto del continuo divenire, sul quale abbiamo la facoltà di esercitare il nostro controllo senza adagiarsi nell’abitudine, senza lasciarsi spaventare dai mutamenti, anzi accoglierli volentieri. La chiave di volta del nostro atteggiamento è la prontezza nell’intuire i vantaggi che potremmo trarre dalla circostanza e la capacità di rimboccarci le maniche per afferrare le occasioni favorevoli non appena si presentino

 Quando eravamo bambini, non avevamo  il tempo di affliggerci, perché eravamo  capaci di ” vivere creativamente ” ogni attimo della vita.

Sentirsi schiavo delle circostanze negative  è deleterio, la vita non è affatto una sola, lunga esperienza.

Ogni giorno è un giorno nuovo che non è mai esistito prima.

Le persone che si reputano sfortunate , vivono come paralizzate, si irrigidiscono  e non muovono un dito per aggirare le difficoltà. Mentre le persone creative sono flessibili, non si attengono a schemi e principi rigidi ed ogni cosa è vista non univocamente ma in tanti modi diversi.

I rigidi si rassegnano, rinunciano, tutto a danno dello spirito creativo; non cambiano idea, indossano una corazza e non si rendono conto che questo atteggiamento possa diventare frustrante e paralizzante. Il creativo affronta tutte le situazioni senza lasciarsi sgomentare e senza mettersi in apprensione, senza malanimo ed emozioni negative che potrebbero risultare deleterie per lui stesso.

Tutti possono avere la capacità potenziale di cambiare gli atteggiamenti passivi in atteggiamenti opposti, stracolmi di argento creativo e molto più proficui.

Optare per una delle tante scelte positive, anche se l’evento non è bellissimo, è l’unico modo per rendere la vita più dolce.

Al giorno d’oggi, chi non ha difficoltà?

L’albero stretto nel bosco fitto, cresce più in fretta perché vuole arrivare alla luce. Se ci si sente compressi, umiliati e offesi, l’importante è tenere duro con la consapevolezza che se lo si desidera fortemente, la meta non sarà mai troppo lontana.

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Quattro passi per scrivere articoli virali e contagiosi

Personalmente impiego tantissimo tempo, a pensare al titolo del mio post.

Perchè il titolo è così importante?

Il titolo è importante perchè si deve distinguere tra una mole di informazioni pazzesca: l’attenzione deve essere catturata in meno di un secondo.

Fate la vostra bella ricerca su un motore di ricerca e la prima informazione che compare la cliccate e non perdete altro tempo.Di contro se alla decima posizione leggete un titolo accattivante lo cliccate lo stesso.

Anche quando ricevete una email di notifica di un post, se il titolo non è persuasivo passate avanti.Tutto ciò è consuetudine.

Il vostro valido articolo compete con migliaia di altri pezzi!

Non scoraggiamoci, adesso vi svelo dei trucchetti:

  • Inserire numeri: Un titolo che quantifica è utile, ad esempio  “cinque modi per scrivere un post corretto” attira di più l’attenzione di un lettore rispetto a “come scrivere un post corretto”.
  • Le  parole “migliore”, “massimo” o “sempre” accanto all’aggettivo che connota quello che racconterete influenza i click sul vostro post.
  • Chiarezza: andare dritto al punto anche dal primo rigo cattura l’attenzione e accompagna il lettore alla fine del posts
  • Nomi e news:  inserire nel titolo i nomi di personaggi famosi, aiutano l’articolo a diventare virale: Attira il lettore!!!

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Fili di felicità

Come dare una spinta ai propri articoli

 

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Fili di felicità

 

Il vero blogger scrive articoli in continuazione e vorrebbe che questi articoli venissero letti e commentati. Un buon metodo è quello di condividere tali articoli su vari social  Su Facebook, Twitter, Google+ ecc.

Come fare? leggi un mio post precedente!

Condividere un nostro articolo sui social è di fondamentale importanza per diffondere la nostra voce sui social, quindi non devono mai mancare i pulsanti di condivisione per i social network.

Ogni argomento che trattiamo sicuramente avrà un riscontro sui social network, nei forum quindi questo modus operandi potrebbe fungere da centro di aggregazione.

Non sottovalutiamo la rubrica della nostra posta elettronica per invitare i nostri contatti passati ed in itinere. Il modo intelligente potrebbe essere quello di filtrare i contatti e invitare solo coloro che potrebbero essere interessati all’argomento. Nel messaggio non abbiate paura a invitare il potenziale lettore a leggere il post e a condividerlo in rete , commentarlo ed iscriversi al blog per rimanere aggiornati sulle prossime novità che proporrete.

 

Grazie per essere arrivato fin qui!!!

Fai un commento al mio libro(ti va?)

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In dialetto Ti dico Auguri di Buona Pasqua!

Ieri mi ha telefonato un amico di infanzia che non sentivo  da parecchio tempo, perchè si è trasferito a Roma da quasi venti anni. Egli romano di adozione,  non ha dimenticato il suo  dialetto( filo conduttore della sua origine e della sua terra): la comunicazione telefonica(infatti) è avvenuta perlopiù in “Napoletano”. Le sue parole mi hanno reso estremamente felice, facendomi ritornare in dietro nel tempo e rivivere alcuni momenti della mia gioventù.(Penso che se mi avesse fatto gli auguri in italiano ,forse non avrei avuto le stesse emozioni positive nell’ascoltare le sue parole).

Per tale motivo, ho pensato di scrivere questo post con l’intento di fare gli auguri di Buona Pasqua a tutti , in maniera più fluida ed emozionale al fine di abbattere certe espressioni stantie ed ingessate.

Parlare in dialetto non è “tabù”!

Molto spesso consideriamo i nostri dialetti come “figli” dell’italiano, invece non è così perchè essi sono dei “fratelli” meno fortunati : tutti i dialetti hanno un medesimo genitore, vale a dire il latino che era in uso fra le classi popolari di Roma e dell’Italia. Se si vuole, dunque, i nostri “dialetti” sono, a pieno titolo, lingue “neolatine” o “romanze” proprio come il francese, lo spagnolo, il portoghese.

Parlare in dialetto, molto spesso significa parlare agli amici, infatti gli amici blogger( che saluto e cito) mi hanno tradotto la seguente frase, con i loro dialetti:

“Auguri di Buona Pasqua a tutti,  da parte di noi blogger ( Ce la possiamo fare)”

(Tedesco, non è un dialetto ma va bene lo stesso)Wir Blogger wünschen allen Frohe Ostern! (puramagia)

(Friulano)Une vore di augurs di Buine Pasche a duc, de bande de clape dai “blogger” di O Poden Petale (durigatto)

(Triestino)Auguri de bona Pasqua a tuti, da parte de noi bloggher (ghe la podemo far) (accantoalcaminoblog)

(Piemontese)Bun-a Pasqua a tuti davpart ad nuj autri blogger (as poeul fese) (pupazzovi

(Piemontese) augüri ad buna Pasqua a tüti,da part ad nui blogger (J la poduma fé) (ilmondodibabajaga)

(Dialetto noneso)Auguri de bona Pasqua a tuti, da noi autri blogger (ghe la poden far) (charmeandmore)

(Ferrarese)Auguri ad Bona Pasqua a tuti, da nuàltar blogger (a gla putèn far) (nonsolobiancoenero)

(Napoletano) A tutt gli amic “Bona Pasq”, da part di noi blogger (c’ha putimm fa)(me)

Che mescolanza di suoni e di culture( non lo avvertite?)

Che bello essere AMICI!

La penna Bic, per scriverti ti Amo

Quanti di voi  l’hanno usata ai tempi della scuola?

La magica penna “Bic”( nerablu, verde, rossa che differenza fa ).

Si prendeva il tappo e lo si spezzava sul banco; durante le lezioni  la si mordeva al punto tale da renderla indecente. Sebbene, intera, mezzana, rinsecchita ( la pompetta) continuava a fare sempre il suo dovere.

La  ” Bic” ,come un filo invisibile ci univa ed attraverso il suo inchiostro fissava, le nostre emozioni,  i nostri pensieri ed i nostri sogni su quei fogli bianchi. (A volte anche sul banco di scuola: diciamocela tutta! )

Io  ho ripreso in mano quella penna, riappropriandomi di quello spirito di un tempo,  per scrivere tante pagine nel mio blog per poi condividerle con tutti coloro che vorranno leggerle, commentarle o criticarle.

Ti è piaciuto questo articolo?

Sono contento, perché ci metto passione in ciò che faccio!

Se tu sei come me, che ne dici di condividere il mio blog con i tuoi amici.

 

#celafaremo:La nostra parte migliore

Distrazioni ci avvolgono: ciechi davanti alle nostre potenzialità e così svegli di fronte a quelle altrui. Tutto quel che creiamo , diciamo, facciamo è una parentesi tonda racchiusa tra le quadre o le graffe dell’altro.

Ciascuno è attonito di fronte al successo o alla luce che avvolge quella persona, ma non vede il proprio cambiamento , il proprio progredire, il proprio a(e)stro.

Non facciamo in modo che prevalga la nostra parte peggiore e  che gonfi le vele della paura, della demotivazione e dell’inerzia. Continuiamo, continuiamo e ancora continuiamo per la nostra strada, ascoltando il nostro cuore e sfiorando la nostra parte migliore. Scoprendo dolcemente che essa è unica e soltanto nostra (e di nessun altro!): un patrimonio che genera patrimonio.

Diamole ancora fiducia(ancora una volta), ci ripagherà! Essa: può tenere la  testa salda nel vortice di un valzer elettrizzante; può sfidare il chiaro di luna, lungo sentieri soavemente profumati; può scavalcare un cancello senza pericoli, attraversare una siepe spinosa senza impigliarsi, può scendere lungo un sentiero sdrucciolevole senza cadere; può ascoltare le sirene tenendo sempre il timone fermo

(LA NOSTRA PARTE MIGLIORE:#celafaremo).

 

#10. In aria la monetina?… io la conservo in tasca!

Le decisioni da prendere sono sempre all’ordine del giorno, e puntualmente ci assale il dubbio, l’indecisione, l’ insoddisfazione ed i continui ripensamenti.

Il nostro disagio ci porta spesso a prendere decisioni in maniera troppo precipitosa , o al contrario troppo a rilento o ancora in modo troppo arbitrario.

Lanciamo in aria una monetina e lasciamo che qualcun altro o il tempo decida per noi. Risultato: una scelta mediocre il cui successo dipende solo dal caso, dalla fortuna. Solo col senno del poi ci rendiamo conto che si poteva operare una scelta migliore, quando però è già troppo tardi.

La cosa peggiore che possiamo fare è quella di aspettare che la decisione ci sia imposta o che venga presa al nostro posto.

Non è importante che cosa si decide, ma come si decide.

Ad esempio, un processo decisionale efficace presenterà le seguenti caratteristiche:

  1. Mette a fuoco ciò che è importante.
  2. E’ logico e coerente.
  3. Ammette sia fattori soggettivi che oggettivi e fonde il pensiero analitico a quello intuitivo.
  4. Richiede solo la quantità di informazioni e di analisi necessarie per risolvere un particolare problema.
  5. Incoraggia e guida la raccolta di informazioni rilevanti e di opinioni informate.
  6. E’ rapido, attendibile, semplice di utilizzo e flessibile.

Più utilizzerete questo processo decisionale, e più sarà efficace: finirete per dare consigli ad amici, parenti, familiari, figli, allievi, ecc.

L’unica cosa che il metodo non farà mai è di rendere facili le decisioni difficili. Le decisioni difficili sono tali perché complesse, e nessuno è in grado di far sparire la complessità( diffidiamo da chi ci fa vedere facili guadagni; internet è piena!).

Però, (c’è sempre un però) esiste un altro metodo chiamato ProACT, per sottintendere che il miglior approccio alle situazioni che richiedono delle decisioni è quello proattivo.

Il nocciolo di questo metodo consiste nel divide et impera (dividi e comanda).

Esso si basa su otto elementi per decidere bene:

  1. Problema
  2. Obiettivi
  3. Alternative
  4. Conseguenze
  5. Compromessi(Tradeoff)
  6. Incertezza
  7. Tolleranza del rischio
  8. Decisioni collegate.

Per risolvere un problema grosso, complesso, lo separiamo in tanti piccoli problemi, riflettendo su ognuno di essi. In particolare focalizziamo la nostra attenzione su quelli che hanno un ruolo chiave nella nostra particolare situazione. Poi riuniamo nuovamente le nostre idee e le nostre analisi per intraprendere la potenziale strada giusta.

In questo modo sebbene il nostro metodo non possa rendere facile una situazione difficile, sarà certamente in grado di renderla più facile.

 

 

 

Nautilus Village all’interno dell’Ecoparco del Mediterraneo

Di recente sono stato al Nautilus Village un villaggio turistico che si trova a Castel Volturno in provincia di Caserta. Vi consiglio di visitare quest’oasi naturale soprattutto se  i vostri ragazzi amano lo sport e la natura.

Sin dal primo passo nell’entrare in questo parco(uno dei più belli d’Italia) sono rimasto incantato nell’assistere al volo di numerose specie di uccelli che attraversano questo paradiso, sostando attorno ai laghi presenti.

Il personale del villaggio costituito da un team di educatori e di animatori altamente qualificati  offre ai nostri ragazzi momenti di svago dedicati allo sport quali: canoa, rugby, tennis, tiro con l’arco, calcetto, pallavolo, beach volley e attività ludico-ricreative quali bird watching, passeggiate nel parco in piccoli gruppi a piedi o in bicicletta.

Il Nautilus Village, offre una serie di servizi tra questi le gite didattiche e campo scuola.

Con la Gita giornaliera i ragazzi saranno accompagnati nella visita dei siti archeologici e naturalistici dei Campi Flegrei e proseguiranno la giornata all’insegna dello sport e del contatto con la natura affidati allo Staff Nautilus, formato da animatori professionisti e di esperienza.
Il Campo scuola propone invece due o più giorni da trascorrere con attività ludiche e sportive abbinando
la conoscenza del territorio dei Campi Flegrei.
L’obiettivo del Campo scuola è di favorire la relazione e l’affiatamento tra i compagni e tra questi e i loro docenti.
I ragazzi affronteranno sfide e svilupperanno le proprie capacità vivendo emozioni indimenticabili in un contesto
familiare e sicuro.

 

Se vuoi scoprire altri servizi, ti invito a visitare il loro sito

www.nautilusvillage

 

Aprile 2017: Libri

Perchè Marco ha scelto un auto a noleggio?

 

Pazza idea

Un uomo, una donna, quarantenni, parigini. Non ci sono nomi. Si conoscono a una colazione di lavoro. Si piacciono, si rivedono, si danno del lei, scambiano sms sempre più intimi. Si innamorano perdutamente. Ma sono entrambi sposati, ci sono dei figli, e nessuno vuole mettere in pericolo la propria famiglia….

La sconosciuta

Emma fa la commessa in un negozio di vestiti e ha un amante segreto, il grande capo della catena di abbigliamento. Certo, non è facile avere una storia con un uomo che è sempre sotto i riflettori, ma Emma è pazza di lui e determinata ad affrontare ogni difficoltà. Peccato…

Bruciare tutto

A chi apparteniamo? A quale legge ubbidiamo? Per un prete che significa, davvero, amare Dio? Questo si chiede don Leo nelle sue giornate divise tra oratorio, mensa dei poveri (che sono sempre di più anche nella Milano del nuovo skyline da bere e da mangiare), ripetizioni ai bambini in difficoltà,…

Io sono Dot (Einaudi. Stile libero big)

Niente è stato facile per Dorothy «Dot» Sherman. Ma se mai c’è stata una ragazzina capace di prendere la vita e rivoltarla, be’, è lei. A diciassette anni, quando hai un padre uscito a comprare le sigarette e mai tornato, una madre buona a nulla, un fratellino re delle caccole…

Il traduttore

Milano, 1956. L’appartamento di via Borsieri è in penombra. Ovunque sono ammassati libri. Ce ne sono migliaia, stipati sugli scaffali e accatastati per terra. Accanto alla finestra, una scrivania, anch’essa incorniciata da colonne di libri, e, dietro, quello che potrebbe sembrare un insieme di vestiti ammonticchiati alla rinfusa ma che,…

La fioraia di Deauville e altri racconti

«Sui calzoncini corti la signorina Berthe, che a suo dire non aveva nient’altro da mettersi, aveva indossato quello che lei definiva un copricostume: una sorta di vestaglietta che la faceva apparire ancora più svestita, poiché era chiusa solo da un bottone sul davanti, all’altezza della vita, e i lembi si…

Perchè Marco ha scelto un auto a noleggio?

 

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